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Questa cosa che il 15 del mese abbiamo già finito le risorse del pianeta

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Non so se ci avete fatto mai caso. Una volta all’anno, nei telegiornali, nelle notizie di seconda fila qualcuno, dice “oggi  stato l’earth overshoot day” ossia il giorno in cui l’umanità ha finito di usare le risorse che la terra è in grado di rigenerare, “da domani in poi cominceremo ad usare più risorse di quelle che il pianeta ci può fornire, contribuendo al loro esaurimento“. Seguiranno una serie di considerazioni di circostanza sull’ecologia, e poi si passerà con nonchalance al fatto di cronaca del giorno, o al gossip sull’attore famoso.

Oramai è una cosa normale, tutti gli anni c’è il giorno dell’esaurimento delle risorse della terra, che ogni anno cade un po’ prima… è una cosa alla quale ci siamo abituati. A me invece, che sono un tipo strano, questa cosa che il 15 del mese abbiamo già finito le risorse del pianeta mi ha sempre angosciato….

Ma come funziona il calcolo del giorno della fine delle risorse?

Concettualmente non è difficile:

Gli scienziati della York University* stimano quanto consuma l’umanità in un anno in termini di:

  • Utilizzo delle foreste (deforestazione)
  • Emissioni di gas serra (CO2 in primis)
  • Utilizzo di terreno per coltivazioni e per pascolo
  • Utilizzo di terreno per costruzione edifici e per infrastrutture (strade, aeroporti, ferrovie etc.)
  • Utilizzo del mare e dei laghi (pesca, danneggiamenti vari)
  • Produzione di rifiuti

Poi calcolano quanto il pianeta è in grado di rigenerare per compensare i consumi dell’uomo: la nascita di nuovi alberi, l’assorbimento della CO2 da parte delle piante, il naturale ripristino della fertilità del suolo, la riproduzione dei pesci.

E poi fanno il bilancio.

Il bilancio è che quest’anno abbiamo finito le risorse del pianeta il 30 luglio. Dal 1972 in poi, con rare eccezioni, ogni anno le finiamo prima.

E allora, cosa vuol dire? Andiamo a debito come con le finanziarie?

Il fatto di finire le risorse del pianeta è un concetto difficile da immaginare. Anche perché anche il primo agosto abbiamo avuto pesce, carne e ortaggi da mangiare sulla nostra tavola. Per cercare di capire cito quanto scritto sul sito dell’overshoot day, da dove ho preso tutte le informazioni che vi presento oggi:

L’Earth Overshoot Day segna la data in cui la domanda di risorse e servizi ecologici da parte dell’umanità in un dato anno supera la capacità di rigenerazione degli ecosistemi del nostro pianeta nello stesso periodo. Questo deficit di spesa ecologica è possibile perché possiamo sfruttare eccessivamente le risorse ecologiche. Tale sfruttamento eccessivo porta all’esaurimento delle risorse ecologiche e all’accumulo di rifiuti, in particolare anidride carbonica nell’atmosfera. Poiché la spesa eccessiva non può durare, l’Earth Overshoot Day finirà. La domanda è solo come: per scelta o per catastrofe?

Non è come con la finanziaria, dove lo stato fa debito e prende in prestito i soldi da qualcun altro. Il nostro pianeta è un sistema chiuso. Non possiamo prendere a prestito le risorse da un altro pianeta. Se prendiamo più risorse di quelle che il nostro pianeta può rigenerare tendiamo ad esaurirle, ce ne saranno sempre meno, non ce ne saranno per i nostri figli. L’esaurimento della risorsa “atmosfera” con l’accumulo del rifiuto gassoso costituito dalla CO2 causa i disastri climatici sotto gli occhi di tutti.

I Paesi non hanno lo stesso impatto

Nel grafico seguente viene mostrato il giorno del superamento del limite di tutti i Paesi del mondo.

IL “Country Overshoot Day” ci racconta di quale sarebbe il giorno in cui esauriremmo le risorse del pianeta se tutta l’umanità vivesse come un determinato Paese.

Scopriamo che il paese più insostenibile è il Quatar, che il 4 di febbraio ha già esaurito la sua quota di risorse planetarie, e per 11 mesi l’anno si fagocita le risorse delle generazioni future. In generale, tutti i paesi esportatori di petrolio, gas e carbone sono ai massimi livelli di insostenibilità: Kuwait, Canada, Emirati Arabi, Bahrein, Stati Uniti, Australia, Danimarca, Russia, Arabia Saudita. In generale poi i Paesi più ricchi esauriscono prima le loro risorse dei paesi più poveri: il Lussemburgo esaurisce la sua quota di risorse il 17 febbraio, l’Honduras il 27 novembre.

E l’Italia? Il 3 maggio. L’Italia esaurisce la sua quota di risorse del pianeta tre mesi prima della media mondiale, perché siamo relativamente ricchi, e perché abbiamo un sistema energetico retrogrado basato ancora sui combustibili fossili.

No, non siamo bravi.

E i giganti del mondo? La Cina, l’India? La Cina finisce le sue risorse il 27 maggio, non è certo un modello ma è più brava di noi. E l’India? L’India non la trovate neanche nel grafico sopra. Subito pensavo fosse un errore di stampa, poi ho scoperto perché: l’India non esaurisce le sue risorse. Se tutte le persone del pianeta vivessero come un indiano medio il nostro impatto sul pianeta sarebbe sostenibile. Si, anche se vediamo l’aria grigia delle città indiane super-inquinate. Qualità dell’aria ed uso di risorse sono due cose diverse, una ha a che fare con la salute immediata delle persone, l’altra con la salute a lungo termine del pianeta. Certo, noi le vogliamo entrambe, ma se ci focalizziamo sull’impatto globale l’India è sostenibile, l’Europa non lo è.

Discutevo qualche giorno fa con una signora. Che mi ha tirato fuori il concetto evergreen: quello che facciamo noi italiani non conta niente (sottotitolo, possiamo continuare ad inquinare serenamente), tanto ci sono Cina e India che fanno i disastri . Ho cercato di spiegarle che un cinese, o un indiano, inquina meno di un europeo. “Si, ma loro sono in tanti”. Quindi il problema non è che inquinano, è il loro numero, la loro stessa esistenza. Con questo principio se ci limitiamo ad una regione dell’india, che ne so il Gujarat che fa circa 60 milioni di abitanti come l’Italia (ed ha un impatto molto inferiore dell’Italia) questa sarebbe sostenibile, mentre l’India nel suo insieme no.

Non ce la possiamo fare…

Ma ce la dobbiamo fare! Sapere di quanto stiamo sforando i limiti del nostro pianeta è un passo necessario per invertire la rotta. La conoscenza ci renderà liberi, o almeno lo spero!

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*Ero convinto che la York University fosse in Inghilterra, e invece è in Canada! Non distante da quel lago Ontario che Trump ha deciso qualche giorno fa di chiamare lago America per ripicca perché il primo ministro canadese Carney aveva osato tenergli testa. Si, qualcuno che ha le palle per tenere testa a Trump c’è.

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