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Le basi #6: il PIL non è la felicità

tempo di lettura:

4–5 minuti

“Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un mondo finito è un folle. Oppure un economista.”

(Kenneth Boulding, economista, 1910-1993)

Quando ho occasione di fare degli interventi, specialmente nelle scuole, faccio spesso questo esempio. Prendo in mano una mela: questa è una mela, è quello che abbiamo. La posso mangiare così, la posso fare a fette, la posso cuocere, la posso frullare. Posso fare quello che voglio, ma da una mela non otterrò mai due mele.

Vi sembra banale? Anche a me.

Evidentemente non è così, non ho capito niente. E se anche voi pensate che da una mela non si possano ottenere due mele, non avete capito niente neanche voi.

La mela, lo avete già intuito, è il nostro pianeta, la terra. Ha delle risorse finite. E se ha delle risorse finite non è possibile ottenere una crescita economica infinita. Eppure, accendo la televisione, o la radio, apro i giornali, e sento parlare sempre di crescita, di PIL che non sale abbastanza e che dovrebbe salire di più, e questo sì che è un tema che ha un consenso bypartisan, il PIL deve salire per tutti, per i politici di destra, di sinistra, di centro e anche per quelli ondivaghi.

Le domande che mi vengono in mente sono due: la prima è “ma è possibile aumentare indefinitamente il PIL?” e la seconda è “ma ne abbiamo veramente bisogno?”

La risposta alla prima domanda l’ho già data. Ed è no. Ci stanno dicendo che sarà possibile aumentare indefinitamente la produzione di beni e servizi, e nel contempo ridurre l’utilizzo di materie prime fino ad un limite sostenibile, ed annullare le emissioni di gas serra. È una favola, non è vero, se ci pensi un attimo lo sapevi già. Quello che stiamo facendo adesso invece è cercare disperatamente di aumentare il PIL, spesso non riuscendoci, al costo di distruggere del pianeta.

La buona notizia è la risposta alla seconda domanda: no, non ne abbiamo bisogno. Possiamo stare bene anche fregandocene del PIL.

Si, ma se cresce il PIL siamo tutti più ricchi e quindi più felici.

Sono contrario a questa affermazione per due motivi, il primo oggettivo, il secondo più, se vogliamo, filosofico.

Se cresce il PIL siamo tutti più ricchi.

Il grafico seguente è tratto dal “World Inequality Report” https://wir2022.wid.world/, e ci mostra in che modo è cresciuta la ricchezza delle persone del pianeta dal 1995 al 2021.

Nell’intervallo di tempo considerato la ricchezza delle fasce di popolazione mondiali è cresciuta in maniera tutt’altro che omogenea. La crescita media è stata del 3% annuo. Il 50% più povero del pianeta (loro sì che avrebbero bisogno, e diritto, ad una crescita economica) ha goduto solo del 2% dell’aumento di ricchezza a livello mondiale. Per la classe media nelle economie avanzate la ricchezza è addirittura scesa. Ma allora a chi ha giovato la crescita economica? È presto detto: l’1% della popolazione mondiale, quella più ricca, ha goduto del 40% dell’aumento della ricchezza mondiale.

Tradotto: con la crescita del PIL non diventiamo tutti più ricchi, diventano più ricchi quelli che ricchi lo sono già. Grazie a leggi compiacenti sfruttano ambiente, persone e scappatoie fiscali, aumentando a dismisura la propria ricchezza a scapito della salute del pianeta, che è di tutti. “Si, ma i ricchi ci sono sempre stati”. No, ricchi come oggi non ce ne sono mai stati nella storia dell’umanità. Non c’è mai stata una così elevata concentrazione di ricchezza, e potere, come negli anni che stiamo vivendo.

Se siamo più ricchi siamo più felici.

Non vi citerò dotti studi sul tema, che pur ci sono, sto già andando lungo e voglio farla più semplice. Giusto per non essere tacciato di comunismo vi porto una citazione che viene dall’America, terra del capitalismo. Robert F. Kennedy, in tempi non sospetti, nel 1968 parlando all’Università del Kansas disse:

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della
gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”

Oddio, ma se il PIL non serve come faccio a capire se le cose vanno bene o male?

Perdonami, sono già andato tanto lungo, questo lo vediamo in un’altra puntata…

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3 risposte a “Le basi #6: il PIL non è la felicità”

  1. Avatar alpacadeliciouslyf4d4783350
    alpacadeliciouslyf4d4783350

    I più forti sostenitori che il PIL non fa la felicità sono due gruppi: i ricchi che della torta PIL ne hanno una bella fetta sul tavolo ed i sognatori. I ricchi sono sponsorizzati dai poveri che vorrebbero essere ricchi, i sognatori hanno meno sponsor se non nel momento delle catastrofi per sentirsi dire: avevano ragione. Abbiamo bisogno di più sognatori per avere meno catastrofi.

  2. […] Come non detto. Per salvare il pianeta non possiamo fare perdere il lavoro ai benzinai. Facciamo che ne parlo meglio nel prossimo post. […]

  3. […] è come con la finanziaria, dove lo stato fa debito e prende in prestito i soldi da qualcun altro. Il nostro pianeta è un sistema chiuso. Non possiamo prendere a prestito le risorse da un altro pianeta. Se prendiamo più risorse di […]

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