Ed arriviamo al meraviglioso concetto di “neutralità tecnologica” che viene cavalcato da (alcuni) industriali e politici, specialmente di orientamento conservatore. Il concetto di neutralità tecnologica prevede che non importa con che tecnologia arrivi ad emissioni zero, basta che ci arrivi. Come fare a non concordare con questo principio, che è sembra sacrosanto?
Il problema è che con la scusa della neutralità tecnologica si portano avanti tecnologie che hanno già perso per motivi tecnologici appunto, ma anche più prosaicamente economici, al solo scopo di favorire interessi di parte, e di veicolare normativa e fondi pubblici nella medesima direzione. Secondo il principio di neutralità tecnologica ad esempio auto elettriche, ad idrogeno, ad e-fuels o a biocombustibili sarebbero ugualmente valide, e dovremmo semplicemente scegliere la soluzione che fa più comodo al sistema industriale italiano e alle nostre tasche. Questa affermazione è semplicemente falsa, se non stupida, l’auto elettrica ha già vinto a livello tecnico, e conseguentemente economico a livello mondiale, lo dicono i numeri.
Supponiamo di avere faticosamente prodotto 1 kWh di energia elettrica con fonti rinnovabili, se lo diamo ad un’auto elettrica, il cui motore ha un rendimento dell’80%, questa può percorrere a spanne 7 km.
Lo stesso kWh lo diamo ad un elettrolizzatore che produce idrogeno, questo ha un rendimento del 60%, vuol dire che da 1 kWh di preziosa energia elettrica rinnovabile ci rimangono 0,6 kWh di idrogeno. Non è finita qui, ma noi andiamo avanti, imperterriti, perché a noi l’idrogeno piace proprio. Superiamo i problemi di stoccaggio ad elevatissime pressioni, e diamo l’idrogeno ad un’automobile. Qui l’idrogeno viene utilizzato da delle celle a combustibile che generano energia elettrica (ulteriore perdita del 40% dell’energia) ed infine ad un motore elettrico. Se invece bruciassimo direttamente l’idrogeno in un motore a combustione, i rendimenti sarebbero ancora inferiori. Morale della favola, con lo stesso kWh di energia rinnovabile un’auto ad idrogeno percorre 2,5 km.
Gli e-fuels sono ottenuti dall’idrogeno, hanno il vantaggio di non necessitare di pressioni di 700 bar per essere immagazzinati (come l’idrogeno) ma hanno bisogno di un ulteriore passaggio, da idrogeno ad e-fuel appunto, con ulteriori perdite energetiche. Morale: con il nostro kWh di energia elettrica ora facciamo 1,5 km strada.
Ed arriviamo ai meravigliosi biocombustibili o biocarburanti. Facciamo crescere delle piante, chi già sono verdi, e quindi partiamo bene. Poi le piante crescendo assorbono CO2, la stessa che viene emessa quando bruciamo il biocombustibile ottenuto dalle piante stesse. Bilancio totale: emissioni nulle.
Bello.
No, per niente.
Intanto le emissioni non sono nulle: per seminare, coltivare, raccogliere, trasportare i biocombustibili ci vuole energia (tanta) con le relative emissioni. Le colture per biocombustibili tolgono spazio all’agricoltura, comportando spesso un aumento dei costi delle materie prime alimentari. Peggio ancora quando le colture dedicate ai biocombustibili (mais, olio di colza, olio di palma, canna da zucchero…) vengono estese a forza di disboscamento, come succede in varie parti del mondo. Se dovessimo alimentare tutte le auto che oggi alimentiamo a combustibili fossili con i biocombustibili finiremmo per devastare il pianeta.
No, grazie.
Si, ma l’efficienza delle automobili ad idrogeno, e la resa nella produzione dei biocombustibili miglioreranno. Certo, ma anche i motori e le batterie elettriche. Non c’è partita, un motore a combustione non può battere, in efficienza, un motore elettrico.
Le auto elettriche hanno già vinto. Perché allora ci ostiniamo ad osteggiarle? Perché cederemmo la nostra “sovranità automobilistica” (suona bene, secondo me tra poco ci fanno un ministero apposito) alla Cina? La Cina è stata più intelligente di noi, ed ha puntato sul cavallo giusto applicando, veramente, il principio della neutralità tecnologica.
Il politico, e l’industriale intelligente si adegua e cerca di recuperare il tempo perduto. Al contrario i nostri politici (o quantomeno quelli che incidentalmente oggi sono al governo) si barricano dietro la “neutralità tecnologica” e ci fanno capire, con comunicati intrisi di paternalistico buon senso che le tecnologie vanno tutte bene, e che non servono “politiche ideologiche”, altra espressione molto di moda. Mai che venga fuori uno straccio di numero che provi queste affermazioni… Sono tutti incompetenti? O può contare qualcosa il fatto che ENI abbia investito (coi nostri soldi) in bioraffinerie, biocombustibili, idrogeno eccetera eccetera?
Come al solito si finisce a pensar male. E a pensar male si fa peccato…
No, non sono un fan dell’auto elettrica. Sono un fan della bici, e del trasporto pubblico.
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