
Il “110” o “Superecobonus” incentivava le ristrutturazioni edilizie: con determinati limiti potevi installare un cappotto termico, degli infissi nuovi, una pompa di calore, un impianto fotovoltaico e godere di una detrazione fiscale del 110%. Cioè lo Stato ti restituiva come sconto sulle tasse più di quello che avevi speso. Ti rifacevi casa, e invece che prosciugarti il conto in banca, ci guadagnavi.
Il Superecobonus è stata una misura controversa. Una misura ambientalista, ed un modo per fare ripartire l’economia dopo la fermata per il COVID per i suoi sostenitori, un colossale spreco di soldi per i suoi detrattori. Per me è uno spunto per parlare di incentivi per la transizione energetica, di come dovrebbero essere, o non essere, implementati.
Dopo 15 anni di lavoro nell’ efficienza energetica, e 8 anni nell’efficienza energetica a supporto della finanza agevolata*, vi posso dire con certezza che l’economia non è libera, l’economia è guidata, alterata da incentivi da una parte, e tasse dall’altra. Incentivi e tasse fanno sì che le aziende vadano in una direzione piuttosto che in un’altra, che certi settori siano redditizi, e altri meno. E non c’è nulla di male in questo, a patto che il sistema tasse – incentivi orienti l’economia verso il bene comune.
Come deve essere fatto un incentivo per favorire uno sviluppo sostenibile? Secondo me un incentivo deve essere sensato, necessario, equo, finanziariamente sostenibile, positivo per l’ambiente, ed avere una ricaduta positiva sulla collettività. Queste caratteristiche sono tutte necessarie. Se alcune di esse mancano si possono creare delle distorsioni, che fanno sì che l’incentivo abbia l’effetto contrario a quello teoricamente perseguito. Io le distorsioni nel mio lavoro le ho viste tutte: dalla cogenerazione al biogas, dai biocombustibili all’idrogeno. Ma queste sono altre storie. Come si posiziona il 110 rispetto ai requisiti necessari per essere un buon incentivo?
Sensato
Un incentivo è sensato se incentiva una cosa necessaria.
Per capirci un incentivo che favorisce la produzione efficiente di plastica usa e getta è sbagliato per principio, perché tale settore non va aiutato, al contrario va disincentivato. La casa è un bene necessario. Ma la prima casa. Con il 110 ciascuna persona poteva ristrutturare anche la seconda casa. Se una persona ha i soldi per farsi la casa delle vacanze bene per lei, ma non è giusto che questa venga migliorata a spese della collettività.
Necessario
Un incentivo è necessario quando aiuta un investimento che serve, nel nostro caso ad inquinare meno, ma che le persone o le aziende hanno difficoltà a sostenere perché economicamente poco conveniente.
Nel mondo sostenibile che vogliamo le case devono consumare poco, e pertanto inquinare poco o ancora meglio, niente. Per questo devono essere efficienti. Mentre il fotovoltaico “si ripaga da solo” ossia dopo pochi anni rientro della spesa effettuata, e poi ho energia gratis, per le ristrutturazioni edilizie non è così semplice. Per ripagare l’investimento ci vogliono 20 o 30 anni. Pertanto, la risposta è assolutamente sì, un incentivo per migliorare le performance energetiche degli edifici è necessario.
Equo
Un incentivo è equo se aiuta in primo luogo chi ne ha più bisogno, ossia le persone meno abbienti.
Le persone meno abbienti non hanno una casa di proprietà, ma sono in affitto. Il 110 non aiutava chi era in affitto. Beh, anche uno che ha una modesta casa di proprietà può meritare un aiuto, no? Certo, ma il 110 incentivava anche la seconda casa, al mare o data in affitto. Il 110 arrivava ad incentivare fino a 4 unità immobiliari dello stesso proprietario in un condominio, per gli interventi nelle parti comuni. Ossia un proprietario di 4 appartamenti in un condominio poteva fare realizzare un cappotto termico a spese dello Stato, ossia a spese – anche – delle persone in affitto, che non possono permettersi di acquistare una casa, ma che pagano le tasse che sostengono il bilancio dello Stato.
No, il Superecobonus era tutto fuorché equo.
Finanziariamente sostenibile
Un incentivo è finanziariamente sostenibile se le casse dello Stato lo possono sostenere a lungo termine senza aumentare il deficit.
“Il 110 creerà un volano economico tale che si ripagherà da solo”. Ossia genererà più entrate per lo Stato (iva, Irpef, emersione del lavoro nero…) di quelle che saranno le uscite. Questo sostenevano i fautori del 110. Se fosse così semplice lo Stato potrebbe “pagare tutto a tutti” e tutto funzionerebbe a meraviglia. Non è vero, il 110 è una voragine economica per i conti dello Stato: 130 miliardi di euro ad oggi, con proiezione di spesa finale ignota, forse 170 miliardi . Se il 110 non fosse stato interrotto, avremmo rischiato il default. Il lettore che ha avuto la pazienza di leggere qualche altro articolo di questo blog sa che sono molto critico nei confronti di questo governo, ma non sul fatto che abbia interrotto il Superecobonus.
Positivo per l’ambiente
Se isolo meglio una casa questa consumerà di meno, e inquinerà di meno, e questo è positivo per l’ambiente. Ma una casa delle vacanze viene utilizzata per pochi giorni l’anno. In compenso, i materiali utilizzati per ristrutturarla hanno avuto bisogno di risorse ed energia per essere preparati ed installati, e questo ha comportato delle emissioni. Emissioni che se una casa viene utilizzata poco non verranno mai compensate dalle minori emissioni dovute all’utilizzo della casa stessa. Insomma, si inquina anche a ristrutturare, ma questo i sostenitori del 110 sembrano non averlo considerato.
Ricaduta positiva sulla collettività
Un incentivo ha una ricaduta positiva sulla collettività se, oltre ad aiutare l’ambiente aiuta la società: crea posti di lavoro a lungo termine, migliora le condizioni di vita della gente, e così via…
Il 110 ha aiutato, e molto, il settore dell’edilizia. Ha creato nuovi posti di lavoro e nuove aziende, che non sempre hanno fatto i lavori a regola d’arte. Ora le stesse imprese edilizie denunciano la crisi del settore e la perdita di posti di lavoro . Si, il 110 ha creato dei posti di lavoro, ma sono stati temporanei, e limitati a pochi, privilegiati, settori.
Il 110 prevedeva dei massimali di spesa, ossia, ad esempio per il cappotto, potevi spendere un massimo di tot euro al metro quadro. Non c’era particolare interesse a stare sotto il massimale, specialmente per l’impresa edile. Questo, accanto all’improvvisa aumentata richiesta di materiali ha comportato un aumento dei costi e dell’inflazione. I costi sono aumentati anche per quei disgraziati che dovevano fare dei lavori edilizi, ma per qualche sfiga non potevano accedere al 110. E questa non è sicuramente stata una ricaduta positiva per la collettività.
Si, ma concludendo?
Il 110 poteva – forse – essere animato da buone intenzioni. Ma è stato un provvedimento ipertrofico, mastodontico e non riflettuto. Le distorsioni che ha causato sono state di gran lunga superiori alle utilità.
Come poteva essere fatto meglio?
Avrebbe dovuto essere rigorosamente limitato alla prima casa. Il beneficiario avrebbe dovuto dare dimostrazione che la casa fosse abitata e riscaldata, magari fornendo el bollette. Avrebbe dovuto escludere le case sopra un certo valore di mercato e sopra una certa dimensione. Avrebbe dovuto essere istituito un osservatorio per monitorare gli effetti della misura, in particolare gli effetti dei massimali che avrebbero dovuto, se necessario, essere ritarati. La detrazione fiscale avrebbe dovuto essere significativamente inferiore al 100%. Prima del superecobonus le detrazioini andavano dal 50% al 65%, ed erano già buone. Si sarebbero potuta alzare al 75-80%.
Si, bravo, ma così la misura non sarebbe stata “dirompente”.
La misura è stata dirompente sopratutto per le casse dello Stato. Così la misura sarebbe stata comunque importante, ma sostenibile, e si sarebbero evitate le distorsioni che hanno finito per regalare soldi pubblici a chi ne aveva meno bisogno.
Adesso le detrazioni sono al 50%, e l’anno prossimo scenderanno al 36%. Il 36% rappresenta una detrazione troppo bassa per incentivare veramente l’efficienza energetica. Infatti è la medesima detrazione destinata alle ristrutturazioni ordinarie. Così i nostri consumi di gas non scenderanno, o quantomeno non lo faranno velocemente.
Il governo che ha istituito il superecobonus aveva nel cuore i costruttori edili, quello attuale ha nel cuore i venditori di gas.
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*Dicesi azienda che si occupa di finanza agevolata un’azienda che aiuta le altre aziende a trovare incentivi di natura locale, nazionale o europea. Tali incentivi solitamente aiutano le aziende ad effettuare investimenti, e sono spesso legati alla sostenibilità o all’efficienza energetica.
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