
Ultimamente sento spesso in radio lo spot Esso “Guida Consapevole”. Uno spot simpatico dove una coscienziosa voce femminile esordisce con “Tutti vogliamo usare meno carburante, anche noi di Esso”, poi ti invita ad usare meno l’auto, ad acquistare prodotti a chilometro zero, e conclude con: “Non esattamente quello che ti aspetteresti di sentire da chi vende carburanti, ma i tempi sono in continua evoluzione, e anche noi di Esso”.
Uau! Forse le compagnie petrolifere stanno veramente cambiando… Beh, per quello che riguarda Esso (nome italiano della multinazionale americana ExxonMobil), fino ad ora, oltre che per promuovere la guida consapevole, si è distinta per disastri ambientali come quello della petroliera Valdez in Alaska dove sono stati rilasciate in mare più di 37.000 tonnellate di petrolio, e per una campagna sistematica di negazionismo della crisi climatica .

Ma non c’è bisogno di guardare tanto in giro, rimaniamo a casa nostra. La nostra amata compagnia di bandiera, ENI, ha presentato un ambizioso piano di decarbonizzazione a lungo termine, che prevede le seguenti riduzioni di gas climalteranti rispetto al 2018 (che guradacaso è l’anno, prima del covid, in cui ENI ha avuto il picco di emissioni della sua storia):
- Entro il 2030: Riduzione del 35%.
- Entro il 2035: Riduzione del 55%.
- Entro il 2040: Riduzione del 80%.
- Entro il 2050: Net Zero.
Nel contempo, nell’ultimo piano industriale, che si riferisce al quinquennio 2024-2028 non viene quantificato un obbiettivo di riduzione emissioni. Al contrario, è prevista una crescita della produzione di idrocarburi al ritmo di 3-4% annuo.
Come si faccia a ridurre le emissioni, e nel contempo aumentare l’estrazione di combustibili fossili lo sa solo ENI. Citando la buon’anima di Kenneth Boulding potremmo dire che chi crede che si possano ridurre le emissioni di gas climalteranti aumentando le estrazioni di gas, petrolio e carbone o è un pazzo, o è una compagnia petrolifera.
A parte le battute direi che la strategia di ENI è semplice, quasi puerile, promettere riduzione di emissioni in un lontano futuro, e nel frattempo cercare di aumentare le estrazioni come se non ci fosse un domani. Tanto il programma a lungo termine si fa sempre in tempo a cambiarlo, e per allora tutto il CdA sarà in pensione a godersi i meritati guadagni ottenuti dopo una vita di onesta devastazione del pianeta.

Qualche tempo fa è stato organizzato un incontro, nel mio paese, sulla sostenibilità energetica. Tra i relatori c’era un dirigente della TEA, la compagnia energetica locale, di Mantova. Ci ha raccontato di tutte le cose belle che fanno, dall’educazione al risparmio energetico nelle scuole, dove regalano sopra il conto anche delle borracce, ai LED che hanno installato in giro per Mantova. Io ho preso la parola, e ho chiesto se TEA avesse un piano di decarbonizzazione che includesse tutto il ciclo di vita dei prodotti energetici che vende (energia elettrica, calore, gas). Il dirigente mi ha risposto, sorridendo, che per TEA questa era una cosa scontata e che anzi i premi che ricevevano i dirigenti derivavano proprio da quanto riuscivano a ridurre le emissioni.
Super!
Allora sono andato sul sito della TEA, dove ho trovato il report di sostenibilità , di cui vi ricopio un estratto:
«progettare e implementare una road map di azioni di miglioramento di tutti i principali KPIs di efficienza energetica del Gruppo, ispirata agli obiettivi della European Climate Law, e sufficiente a conseguire una riduzione superiore al 2% annuo dal 2025 al 2030 delle emissioni di GHG dirette e indirette del Gruppo Tea, (sul totale emissioni di Scope 1-2 location based a perimetro costante e su baseline 2023); la road map sarà dettagliata ed aggiornata nel redigendo Piano di Transizione, su obiettivi di riduzione delle emissioni GHG in volumi assoluti di ton CO2eq, comprensivi dell’impronta di carbonio nella catena del valore (emissioni GHG di Scope 1-2-3)»
Se non siete del settore, per capire quello che c’è scritto sopra avete bisogno di una piccola spiegazione. Le emissioni di un’azienda vengono suddivise in tre ambiti “scope” in inglese).
- Scope 1: quello che l’azienda emette direttamente. Nel caso di una compagnia energetica, ad esempio, le emissioni da combustione di una centrale termoelettrica che brucia gas per produrre energia elettrica.
- Scope 2: emissioni da energia elettrica importata. Le emissioni che sono state generate per produrre l’energia elettrica che un’azienda consuma. Questa voce è rilevante per un’industria generica, meno per una compagnia energetica che si presume che l’energia elettrica se la faccia da sola, e allora si va a ricadere nello scopo 1.
- Scope 3: emissioni conseguenti all’attività dell’azienda, ma che non ricadono né nello Scope 1, né nello Scope 2. Qui ricadono ad esempio le emissioni conseguenti alla vendita del gas di Tea. Quindi le emissioni causate dal gas che non viene bruciato direttamente da Tea, ma che Tea ha venduto al cliente finale. Credo che il lettore capisca facilmente che questa è una voce molto importante tra le emissioni di Tea, probabilmente la principale.
Tornando al report di sostenibilità di TEA, questo ci dice che le emissioni di scopo 1&2 dovranno scendere al ritmo non certo vertiginoso del 2% annuo, mentre sullo scopo 3 non vi è alcun obbiettivo. In parole semplici da un lato Tea fa formazione sulla sostenibilità nelle scuole, dall’altro non ha alcuna intenzione di ridurre le vendite di gas (anzi, magari se aumentano è meglio) e pertanto le proprie emissioni.
Beh, uno potrebbe obbiettare, se uno per vivere vende gas, che altro deve fare? Non è vero, le compagnie energetiche hanno la funzione, questa sì sociale, di fornire energia alla comunità, non la funzione di devastare il pianeta. L’energia può essere elettrica e pulita. Si può investire nelle fonti rinnovabili e nel miglioramento della rete elettrica. Si possono aiutare i clienti a passare alla pompa di calore, magari garantendosi in cambio la fornitura elettrica per qualche anno. E contestualmente avere un piano chiaro di progressiva riduzione di utilizzo e vendita del gas.
Oppure si può continuare a vendere gas, e regalare le borracce ai bambini delle elementari.
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