Le basi #9: I comportamenti personali sono importanti…

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Ciascuno è chiamato a fare la sua parte per combattere la crisi climatica. Una persona che utilizza il suo gigantesco SUV per ogni minimo spostamento, a parte le vacanze dove prende l’aereo spesso e volentieri, si alimenta prevalentemente a base di carne e derivati animali, vive in una casa enorme dove non bada ai consumi, è dedita allo shopping sfrenato e butta via quanto acquistato ogni volta che cambia la moda, ha un impatto molto maggiore di una persona che compra quello che gli serve veramente, vive in una casa normale, fa attenzione ai propri consumi, mangia prevalentemente alimenti di origine vegetale, si muove con attenzione privilegiando piedi, bicicletta e mezzi pubblici quando può.

In rete sono presenti molti strumenti che ci permettono, in maniera approssimata ma comunque significativa, di calcolare la nostra carbon footprint, ad esempio questo. La carbon footprint, o impronta di carbonio, rappresenta la quantità di CO2 che ciascuno emette in un anno, in maniera diretta e indiretta, attraverso il proprio stile di vita. Le emissioni globali di CO2 dell’umanità rappresentano la somma delle emissioni di ciascun individuo, se tutti ridurremo le nostre emissioni ridurremo l’impatto della crisi climatica.

Lo possono capire tutti, è semplice no?

È bello pensare che mediante lo sforzo, piccolo o grande di ciascuno, si possa cambiare il mondo. Che prima poche, ma poi piano piano sempre più persone possano salvare il pianeta semplicemente agendo sui propri stili di vita, e sui propri consumi. Una rivoluzione partendo dal basso.

È bello, ma non è vero.

Sapete chi ha reso popolare il concetto di carbon footprint?

L’ONU? Il WWF? Greenpeace?

No, una delle principali compagnie estrattive OIL&GAS del pianeta, la BP – British Petroleum.

Nel 2004 la BP, giocando con le proprie iniziali, lanciava la campagna di marketing “Beyond Petroleum”, “Oltre il Petrolio”.

Nella campagna BP spiegava come fosse ora di superare (piano piano, ovviamente) i combustibili fossili riducendone il consumo attraverso l’impegno di ciascuno. La campagna forniva anche uno strumento per calcolare la propria impronta di carbonio. Alcune tracce della campagna BP le potete trovare qui un’analisi della campagna BP la potete trovare qui.

La carbon footprint rappresenta un espediente, oggettivamente intelligente, per spostare la responsabilità. La responsabiltà non è delle compagnie petrolifere che si limitano a soddisfare una necessità, bensì di chi ha bisogno dei combustibii fossili. È cambiando le proprie ebitudini che il comune cittadino cambierà il mondo. Questo presuppone però che ciascuno sia sempre libero di fare tutte le proprie scelte.

Di chi è la colpa della crisi climatica, delle compagnie estrattive che guadagnano miliardi continuando ad estratte petrolio, carbone e gas, o del comune cittadino che per andare al lavoro non ha altra scelta che utilizzare la propria vecchia auto diesel perchè l’autobus non c’è e una nuova auto elettrica non se la può permettere?

Con questo non intendo affermare che la carbon footprint, o che l’impegno personale siano inutili. La carbon footprint può essere uno strumento utile per migliorare il proprio stile di vita, e renderlo più sostenibile. L’impegno personale a ridurre le proprie emissioni non è una scelta, ma un dovere morale di ciascuno.

Ma agire solo sui propri comportamenti personali non basta per fermare la crisi climatica.

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PS:

Se a qualcuno fosse venuto il dubbio. Sono passati 21 anni dalla campagna “Oltre il Petrolio” di BP. In questi 21 anni BP non è andata affatto oltre i combustibili fossili, ma ha continuato ad estrarli, bruciarli e devastare il pianeta.

Beh, dai, i risultati non sono stati un granché, ma almeno uno slogan carino lo avevano trovato…

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