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Le basi #10: …ma le scelte politiche lo sono di più!

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4–7 minuti

Anche se tutte le persone si orientassero verso i più sostenibili stili di vita questo avrebbe un impatto insufficiente sulla salute del pianeta, se non accompagnato da scelte politiche lungimiranti, coraggiose e giuste.

Ciascuno può cercare di essere il più virtuoso possibile, ma se per riscaldare la propria casa deve per forza utilizzare il gas, se per andare al lavoro non ha altra alternativa se non quella di utilizzare l’auto privata, se per mantenere la propria famiglia deve lavorare per un’azienda altamente inquinante, che gode di sussidi statali, l’impegno del singolo non è sufficiente.

Ci vogliono leggi giuste che aiutino solo le aziende realmente necessarie e sostenibili. Ci vuole coerenza. Se una nazione aderisce all’Accordo di Parigi (hanno aderito tutte le nazioni del mondo, con rare eccezioni), che prevede l’impegno a limitare il riscaldamento del pianeta a meno di 2°C, non può permettere alle compagnie energetiche di sviluppare nuovi giacimenti che comporteranno emissioni di gas serra tali da far superare di molto il limite dei 2°C.

Forse a qualcuno può sembrare assurdo, ma è esattamente così che sta andando.

Non è possibile permettere alle compagnie energetiche di comprare gas a prezzi bassi con accordi di lungo termine, rivenderlo a prezzi elevati grazie ai picchi sui mercati dovuti a guerre e tensioni geopolitiche, realizzare enormi profitti e con i quali arricchirsi, ma non solo. Utilizzare la ricchezza ottenuta per realizzare campagne mediatiche di greenwashing, mostrare nelle pubblicità un impegno alla decarbonizzazione che nei piani industriali non esiste, sponsorizzare i mezzi di informazione, gli eventi sportivi e culturali, finanziare e orientare l’università e la ricerca, finanziare i partiti che permetteranno loro di avere sussidi e leggi favorevoli, e perpetrare così un circolo vizioso che consente a pochi di arricchirsi, distruggendo il pianeta di tutti. 

Semplicemente, la risoluzione della crisi climatica deve essere il primo punto nell’agenda del governo, di tutti i governi. Definita la priorità le soluzioni eque e tempestive ci sono, ce lo dice la scienza, e anche la storia dell’umanità: quando le priorità sono chiare e la volontà autentica, l’uomo riesce a risolvere qualunque problema.

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Le scelte politiche devono essere giuste, ed eque. Quando, a fine 2018, ho cominciato a sentire parlare del movimento dei “gilet gialli” la mia prima reazione è stata di condanna. Queste persone bloccavano le strade, arrivando anche ad atteggiamenti violenti, per protestare contro le tasse ambientali che gravavano sui combustibili fossili. Che stronzi, ho pensato, manifestano contro l’ambiente.

Da allora il mio pensiero si è evoluto. La causa scatenante, ossia l’aumento delle accise sui combustibili fossili, rappresentava una modalità iniqua per contrastare la crisi climatica. Era una tassa che gravava indistintamente su tutte le fasce sociali, e pertanto in misura maggiore sulle fasce più deboli. Non è questo il modo di procedere, se si vuole coniugare salvaguardia dell’ambiente, salubrità dell’aria ma anche equità e accettazione sociale.

La pianura padana è uno dei posti con la qualità dell’aria peggiore in Europa. Alta densità di popolazione, industrie, allevamenti, scarsa circolazione d’aria. Tutte le condizioni perfette per avere dell’aria che fa schifo, con prevedibili conseguenze sulla qualità della vita e sulla salute delle persone. E questo non da ieri. Risale al 2017 l’Accodo di Bacino Padano , che che prevede una limitazione progressiva della circolazione della auto più inquinanti. È da allora che sappiamo che dal 1°ottobre 2025 sarebbe entrato in vigore il divieto di circolazione dei veicoli diesel euro 5 da ottobre ad aprile, nei giorni feriali, dalle 8.30 alle 18.30, nei comuni con più di 30.000 abitanti. Il governo Meloni ha confermato il divieto con il, Decreto Legge n. 121 del 12 settembre 2023, salvo poi, il mese scorso, rimangiarsi la parola e rinviare tutto al 2026 (forse), limitando peraltro il divieto ai comuni sopra 100.000 abitanti.

Il rinvio è stato accolto con sollievo da molti automobilisti, che si vedevano ingiustamente obbligati a comprare un’auto nuova. Era una misura giustificata? Era una misura equa?

La qualità dell’aria è un problema serio in pianura padana, quindi è sacrosanto intervenire, bisognerebbe però intervenire anche sulle altre cause antropiche, ossia i riscaldamenti e gli allevamenti. Poi c’è il problema dell’equità, il forzato cambio dell’auto impatta maggiormente sulle famiglie a reddito più basso. Per rendere equo il provvedimento, esso avrebbe dovuto essere stato accompagnato da ulteriori provvedimenti per aiutare le famiglie a basso reddito a comprare un’auto non inquinante, ossia elettrica. Dove si sarebbero trovati i soldi? Semplice, sarebbe bastato tassare i mezzi più inquinanti, i SUV di grande taglia.

Ancora una volta, la giustizia climatica passa attraverso lo spostamento del costo della transizione dai più poveri ai maggiori inquinatori, da chi i danni li subisce, a chi i danni li ha causati.

Questi due esempi per citare come possono essere fatte le scelte politiche giuste (o sbagliate).

Ce ne sarebbe una più giusta di tutte. Quella di limitare, e progressivamente annullare, le estrazioni di combustibili fossili. Ne abbiamo già parlato, l’Europa pone dei limiti all’inquinamento delle auto, delle industrie e delle case, ma non fa nulla per limitare le estrazioni dei combustibili fossili, neanche da parte delle aziende a controllo statale. Quindi, ci sono delle leggi che (giustamente) fanno in modo che le nostre case, o le nostre auto, inquinino di meno ma non c’è nessuna legge che impone ad ENI, che pure è controllata dallo stato, di estrarre meno gas e petrolio.

C’è una bellissima iniziativa che si chiama “Trattato di non proliferazione dei combustibili fossili”. Chiede delle cose molto sensate:

  • Non proliferazione: smettere di cercare nuovi giacimenti fossili
  • Disarmo: ridurre progressivamente le estrazioni fossili dai giacimenti esistenti
  • Transizione equa e giusta: beh, di questo ne abbiamo parlato più volte

Al trattato hanno aderito stati, città, organizzazioni, singole persone.

Gli stati che hanno aderito li trovate qui. Tra gli stati che hanno aderito troviamo Antigua e Barbuda, le Bahamas, le isole Fiji. Guarda caso tutti quegli stai insulari che tra poco finiranno sott’acqua. No, non c’è nessuno stato del G7, non c’è nessuno stato europeo. Le lobby del fossile fanno bene il loro lavoro.

Più confortante è l’adesione delle singole città. 136 tra città e amministrazioni locali hanno aderito al trattato tra cui Londra, Parigi, Copenaghen, Amsterdam Roma e tante altre. Le amministrazioni locali sono molto più avanti dei governi nazionali sulla lotta alla crisi climatica. Se sei più vicino alle persone, e più lontano dai sodi dei petrolieri, è più facile fare le scelte giuste.

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2 risposte a “Le basi #10: …ma le scelte politiche lo sono di più!”

  1. Avatar claudio pinelli
    claudio pinelli

    I temi che interessano sono:
    a) i soldi come sempre e sopra ogni cosa
    b) la AI che guiderà il mondo, gli interessi, il tempo, le teste, etc….. e che è fra i più recenti modi di fare a) i soldi estraendoli dalle tasche di tutti soprattutto i poveri.
    Che cosa vuoi che gliene freghi al mondo, soprattutto ai poveri, della crisi climatica. Siamo ormai schiavi della tecnologia, dipendiamo da essa. Una volta si diceva che si dipendeva dalle droghe, La tecnologia è ormai la droga imperante.
    Sono morti in questi circa 3 anni con due guerre note (Ukraina e Gaza) circa 500.000 persone che sono, malcontate sui circa 50 milioni scarsi di abitanti delle 2 nazioni, il 1%.
    Non mi metto a fare i conti delle altre guerre. Tu Fasani ci puoi dire quanti muoiono ogni anno per i danni climatici? Forse lo hai già detto. Dell’1% non frega niente a nessuno. Dovremo morire tanti da intaccare il punto a) oppure una rivoluzione seria e violenta, molto violenta. Ma come si fa una rivoluzione senza b) ??

    1. Avatar Jacopo Fasani

      Nel 2024 le assicurazioni hanno pagato 230 miliardi di danni causati dalla crisi climatica, e ci sono stati 2.000 morti dovuti ai fenomeni metereologici estremi causati dalla cristi climatica. Ne ho parlato qui. Sono numeri importanti, ma rappresentano una frazione dei danni reali, perchè i disgraziati dell’africa sud sahariana o del Bangalesh non sono assicurati, ed i dispersi non sono conteggiati. E poi c’è la crisi lenta, quella che distrugge gli ecosistemi, prosciuga l’acqua e rende inabitabili i luoghi dove prima si viveva. Questi danni sono ancora maggiori. Se la mettiamo sui soldi, le perdite economiche sono estrememente rilevanti, ma non sono perdite nè delle compaglie oil&gas, nè dei turbo-capitalisti, nè dei politici loro conniventi. Le persono sono preoccupate per la crisi climatica, ma poi alla preoccupazione non corrisponde il giusto voto, anche perchè l’informazione è distorta.

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