Le basi #8: Non ci può essere salvezza climatica senza giustizia climatica

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Nei film americani, che guardo anche io, alla fine il bene vince. Ci sono i buoni che se le danno di santa ragione con i cattivi, e alla fine la giustizia trionfa. Purtroppo, nel caso della crisi climatica non è proprio così, o quantomeno non ancora. E di sicuro i buoni non sono gli americani.

Il concetto di giustizia climatica, secondo me, ha tre declinazioni: giustizia geografica, giustizia economica, giustizia generazionale.

Giustizia geografica

Il danno ambientale è stato causato dal nord del mondo, che ha immesso i maggiori quantitativi di gas serra, ma le conseguenze più gravi sono nel sud del mondo che è più esposto ai fenomeni climatici estremi, ed ha meno risorse per combatterli.

In questo post ho riportato il grafico relativo alle emissioni cumulate di gas serra di ciascun paese dal 1850 al 2024. I principali inquinatori storici del pianeta sono stati Stati Uniti ed Europa, ai quali si è aggiunta, in tempi più recenti, la Cina.

L’ultimo report dell’IPCC ci racconta come coloro che stanno subendo più duramente l’urto della crisi climatica sono:

  • I piccoli stati insulari, che sono estremamente vulnerabili all’innalzamento del livello del mare, all’erosione costiera, alle inondazioni e all’intensificazione delle ondate di calore marine.
  • L’Africa, dove la produttività agricola è già diminuita del 34% dal 1961 a causa del cambiamento climatico, più che in qualsiasi altra regione, e dove si prevede un aumento della scarsità d’acqua e dell’insicurezza alimentare.
  • Le regioni costiere e i delta dei fiumi densamente popolati (es. Bangladesh, Vietnam) che sono altamente esposte a innalzamento del livello del mare, tempeste, inondazioni e intrusione di acqua salata, con gravi impatti sull’agricoltura e sui mezzi di sussistenza.
  • Regioni aride e semi-aride (es. Mediterraneo meridionale, alcune parti dell’Africa sub-sahariana, Medio Oriente) con aumento della siccità, desertificazione e stress idrico, con impatti negativi sull’agricoltura e sulla sicurezza alimentare.
  • Regioni dipendenti da ghiacciai e neve per l’approvvigionamento idrico (es. Himalaya, Ande) dove lo scioglimento accelerato di ghiacciai e neve minaccia la disponibilità di acqua potabile e per l’agricoltura.
  • Grandi città del sud del mondo: che sono particolarmente vulnerabili a ondate di calore, inondazioni e altri impatti a causa dell’alta densità di popolazione, delle infrastrutture inadeguate e della mancanza di accesso ai servizi.

Giustizia economica

Il danno ambientale è stato causato maggiormente dalle persone più abbienti. Le persone più ricche hanno case più grandi, che hanno consumato più risorse ed energia per essere costruite. Che consumano di più per essere riscaldate, raffreddate e manutenute. Le persone più ricche hanno auto più grandi, viaggiano più spesso, magari in aereo. Comprano più cose, insomma consumano più energia, beni e servizi delle persone povere emettendo quindi maggiori quantitativi di gas serra.

Le persone più povere non solo hanno emesso molto meno gas serra, ma ne subiscono maggiormente le conseguenze. Se il prezzo degli alimenti sale a causa delle minori rese in agricoltura sono i primi ad andare in difficoltà. Se il caldo rende invivibile la loro casa non hanno i soldi per il condizionatore. Se arriva un’alluvione, o anche una semplice grandinata pagano in pieno i danni, perché non si sono potuti permettere un’assicurazione. Come direbbero i napoletani, sono cornuti e mazziati.

Giustizia generazionale

Il danno ambientale lo hanno causato i nonni e i padri, ma lo pagheranno soprattutto i figli e i nipoti. La CO2 che emettiamo oggi, e che abbiamo emesso in passato, rimarrà in atmosfera per secoli. Stiamo lasciando alle future generazioni un mondo che sarà, nella migliore delle ipotesi, più difficile di quello che abbiamo vissuto noi .

I nostri figli, ed i nostri nipoti avranno a che fare con ondate di siccità, incendi, alluvioni, scarsità di cibo, migrazioni, tensioni geopolitiche, molto di più di quanto ne abbiamo a che fare noi oggi.

Avremo giustizia?

Se fossimo in un film americano i cattivi pagherebbero per le loro malefatte. I paesi più ricchi dovrebbero pagare per i danni climatici che hanno arrecato ai paesi più poveri, le compagnie petrolifere dovrebbero pagare per i danni che hanno arrecato alla collettività. Non è una mia idea, all’UNFCCC (l’organizzazione ONU che tratta dei cambiamenti climatici) ne parlano da oltre due decenni attraverso il meccanismo “loss and damage” (perdita e danno). Se dovessi fare una sintesi di quello che ha combinato l’UNFCCC in 20 anni su questo tema nelle varie COP direi: “poco più che fuffa”.

Ma ciò nonostante dobbiamo batterci ed avere speranza che un giorno si arrivi alla giustizia climatica. Non perché siamo degli ingenui, ma perché non c’è alternativa. E perché se si perde la speranza si sta parecchio peggio.

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