Il decreto bollette 2025 ha istituito un bonus straordinario di 200 euro per fronteggiare l’impatto del caro energia su nuclei familiari a basso reddito. Bene, penserete voi, si aiutano le famiglie povere a pagare quella brutta cosa che è la bolletta della luce. Male, dico io, è una piccola pezza che grava comunque sul bilancio dello stato e che non fa nulla per risolvere il problema del caro-energia, che se non affrontato in maniera sistematica si ripresenterà, puntuale, tutti gli anni.
Ma allora come si fa ad abbassare il costo della bolletta?
Andiamo con ordine. L’energia elettrica è così cara nel resto d’Europa? Di seguito i prezzi medi all’ingrosso* dell’energia elettrica nel 2024 in alcuni paesi europei:
- Italia: 100 €/MWh
- Francia: 85 €/MWh
- Germania: 69 €/MWh
- Spagna: 50 €/MWh
- Media UE: 76 €/MWh
Guarda tu che coincidenza, l’Italia ha il costo più alto, come siamo sfortunati!
Ma perché la Spagna ha il costo più basso?
È presto detto: perché la Spagna ha investito in maniera massiccia in impianti a fonte rinnovabile: eolico e fotovoltaico. Cosa che l’Italia non ha fatto. Non solo, la Spagna ha introdotto un correttivo al mercato elettrico, il cosiddetto “meccanismo iberico” per fare sì che le rinnovabili abbassino in maniera più efficace il costo dell’energia elettrica.
Per capire il “meccanismo iberico” bisogna capire prima come funziona il mercato elettrico. Il mercato elettrico in Italia, ma anche in Europa, funziona con il meccanismo del prezzo marginale. Il prezzo marginale funziona spannometricamente così: supponiamo che ci siano tre produttori di energia elettrica. Oggi fanno le offerte sul mercato elettrico per domani. Supponiamo che per una data ora del giorno:
- Il primo produttore fa l’energia elettrica col gas, è in grado di produrre 20 MWh di energia, e per guadagnarci in maniera sufficiente deve vendere a 100 €/MWh. Offre allora sul mercato 20 MWh al costo di 100 €/MWh
- Il secondo produttore fa l’energia elettrica col carbone, con ragionamenti simili al produttore che usa gas decide di offrire sul mercato 10 MWh al costo di 150 €/MWh.
- Il terzo produttore fa l’energia elettrica con un impianto eolico, e visto che domani è previsto un sacco di vento, è in grado di produrre 80 MWh. Questo produttore ha investito per costruire l’impianto eolico, ma adesso produrre energia non gli costa sostanzialmente nulla. Può quindi vendere a qualsiasi prezzo, e ci guadagnerà comunque. Quindi offre sul mercato i suoi 80 MWh a 0 €/MWh, il che vuole dire, “sono disposto a venderli a qualunque prezzo”.
Quanto pagherà il mercato l’energia quell’ora del giorno? Dipende da quale sarà la richiesta di energia in quell’ora. Supponiamo che la richiesta di energia sia pari a 100 MWh. Verranno selezionate le offerte più basse in grado di coprire il fabbisogno richiesto, e verrà riconosciuto loro il prezzo offerto dal produttore “più caro” che è comunque riuscito a vendere l’energia.
Nel nostro esempio andranno venduti tutti gli 80 MWh delle rinnovabili, ed i 20 MWh fatti col gas. I 10 MWh fatti col carbone non verranno invece venduti perché troppo cari, e la centrale elettrica a carbone rimarrà spenta. A tutti i produttori che sono stati in grado di vendere verrà riconosciuto il prezzo più alto tra quelli offerti, ossia 100€/MWh.
Questo è il meccanismo del prezzo marginale: sia l’impianto fotovoltaico, che l’impianto a gas riceveranno 100€/MWh. Può essere considerato un meccanismo giusto perchè premia chi è più efficiente dando guadagni alti alle rinnovabili, e più risicati alle fossili. È però un meccanismo ideato in tempi in cui le rinnovabili erano veramente marginali, mentre ora che le rinnovabili sono una quota rilevante del mix elettrico italiano ed europeo, è un meccanismo che mostra i suoi limiti. Il problema principale è che, nonostante nell’esempio il gas abbia una quota pari al solo il 20% del mix energetico in quella data ora, è lui a determinarne il prezzo, ed il prezzo resta alto anche se ci sono molte rinnovabili. Per la precisione il prezzo resta sempre alto, tranne che nelle ore in cui le rinnovabili riescono a sopperire al 100% del fabbisogno nazionale. Purtroppo, queste ore sono molto poche, mentre sono molte le ore dell’anno (si pensi a delle belle giornate soleggiate estive) in cui le rinnovabili forniscono la maggioranza dell’energia elettrica necessaria al nostro paese, ma anche in queste ore il costo dell’energia rimane alto perché è determinato dal gas.
Da notare che anche se le rinnovabili aumentassero di molto (o anche se, in un futuro indeterminato, ripartisse il nucleare) il prezzo dell’energia rimarrebbe comunque alto finchè vige il criterio del prezzo marginale, poiché avere il 100% del fabbisogno energetico in una data ora prodotto da fonti non fossili rappresenta comunque un’eventualità relativamente poco probabile.
Come fare allora per risolvere la “fregatura” (per il cliente finale) del prezzo marginale?
In Spagna hanno fatto così: hanno imposto per legge un prezzo massimo al gas utilizzato per la produzione elettrica. Che genialata, penserete voi, e se il dittatore di turno amico di Descalzi si sveglia male una mattina e decide di raddoppiare il prezzo del gas? Il produttore elettrico pagherà comunque il prezzo massimo stabilito per legge, la differenza tra il prezzo massimo ed il prezzo effettivo verrà saldata dallo stato che poi ridistribuirà questo extra costo sulle bollette. Doppia genialata, facciamo uscire gli extra costi del gas dalla porta, e poi rientrano dalla finestra! Non è proprio così, perché il produttore elettrico che utilizza gas a prezzo calmierato potrà offrire in borsa un prezzo più basso, e questo farà si che si abbassi il prezzo di tutta l’energia prodotta, anche quella prodotta con le rinnovabili. L’extra costo che finirà in bolletta andrà invece a compensare solo il costo della parte di energia prodotta con il gas, e se questa parte è minoritaria, l’abbassamento del costo medio dell’energia sarà rilevante.
Ho capito, wow! Ma perché non lo facciamo anche noi in Italia?
Se avete letto qualche altro articolo di questo blog saprete che tra i miei vari difetti c’è quello di pensar male. Se anche in Italia venisse implementato un meccanismo simile a quello spagnolo il risultato sarebbe che i produttori storici di energia rinnovabile guadagnerebbero di meno!
Cosa stai dicendo? Dai contro ai produttori di energia rinnovabile, sei impazzito? E poi, se produrre energia da fonte rinnovabile diventa meno remunerativo, non si rischia che lo sviluppo delle rinnovabili sia ulteriormente rallentato? Ma sei matto?
Installare un impianto a fonte rinnovabile in Italia è un percorso ad ostacoli, tra burocrazia devastante e comitati di presunti ambientalisti che si oppongono a tutto lasciando che continuiamo a bruciare gas degli amici torturatori libici. Chi installa un impianto rinnovabile in Italia oggi è sopravvissuto ad anni di bastoni tra le ruote, e forse si merita anche l’extra guadagno che questo sistema gli consente. Ma le rinnovabili in Italia sono costituite larga parte anche dall’idroelettico “storico” che è stato costruito ai tempi del Duce (quello che ha fatto anche cose buone) o anche prima, e che ora gode di una rendita che paghiamo tutti in bolletta, e che pesa sulla competitività delle nostre aziende.
L’esempio spagnolo mostra poi come, nonostante il “meccanismo iberico” abbia limitato i guadagni dei produttori di energia rinnovabile, lo sviluppo non si sia arrestato, anzi, sia proseguito ad un ritmo decisamente maggiore di quello italiano, contribuendo ad abbassare ulteriormente il costo dell’energia. Perchè?
Perchè lo stimolo alle rinnovabili non viene solo dal prezzo dell’energia che poi sarà venduta, ma ci sono altri fattori che sono altrettanto importanti:
- Un piano energetico nazionale chiaro e orientato verso una reale decarbonizzazione, ed un reale abbassamento dei prezzi dell’energia
- Delle norme uniformi, che non cambiano da regione e regione
- Un quadro di incentivi non particolarmente generosi ma chiaro e a lungo termine
- Delle procedure autorizzative snelle
L’investitore non deve per forza guadagnare tanto, gli va anche (molto) bene guadagnare il giusto avendo però la ragionevole certezza del risultato.
Questo è quello che è stato fatto in Spagna, ed i numeri che ho presentato sopra sono i risultati. In Italia invece stiamo molto attenti a non urtare i produttori di gas**, ma neanche i produttori rinnovabili storici, e invece diamo 200 euro alle famiglie povere.
Bene, avanti così.
Si, bravo, come al solito hai dato addosso al governo, ma io avevo letto l’articolo solo per capire come pagare meno l’energia elettrica, e invece tu hai parlato dei massimi sistemi e per me la bolletta è sempre più cara…
OK, parlerò anche delle bollette domestiche, ma la prossima volta che questa sono andato veramente lunghissimo… a sabato prossimo!
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*Si tratta di prezzi espressi in €/MWh, per avere il prezzo in €/kWh (quello che troviamo nella bolletta) bisogna dividere per 1.000 e poi sommare le altre componenti della bolletta: oneri di sistema, spese per il trasporto dell’energia, spese per il bilanciamento della rete, IVA, eccetera eccetera. Si, il prezzo dell’energia ha molte componenti, ma se la materia prima ha il costo più alto, c’è un’ottima probabilità che il costo finale sarà il più alto. Sulle altre componenti di costo della bolletta elettrica mi soffermerò la settimana prossima.
** Il meccanismo del prezzo marginale favorisce anche i produttori di gas, di più su questo nell’articolo della settimana prossima.
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