La bolletta di casa mia
Come promesso, in questo articolo cercherò di focalizzarmi di più sulla bolletta domestica. Tanto per cominciare la bolletta elettrica domestica è fatta non solo della “componente energia” o “materia prima”, quella di cui abbiamo parlato la volta scorsa, ma di tutta una serie di altre componenti. Prendiamo ad esempio la mia bolletta di febbraio 2025:

Oltre alla materia energia abbiamo le spese per il trasporto e la gestione del contatore (possiamo discutere sul fatto se siano più o meno elevate, ma la rete elettrica va fatta funzionare, e questo rappresenta un costo rilevante), poi abbiamo le tasse in senso stretto (imposte ed IVA) ed infine gli “Oneri di Sistema”. Sotto questa voce troviamo di tutto e di più inclusa la gestione delle centrali nucleari fermate nel 1990 ma che sono ancora lì col loro prezioso carico di scorie radioattive, e gestirle costa. La componente più rilevante degli Oneri di Sistema è tuttavia costituita dagli incentivi alle rinnovabili. Abbiamo quindi che da un lato incentiviamo le rinnovabili*, ma dall’altro questo va a pesare sulla bolletta elettrica.
Le distorsioni
Inserire l’onere del supporto alle rinnovabili nella sola bolletta elettrica rappresenta una distorsione del mercato perché tende a favorire il gas per tutti gli usi nei quali possiamo avere una scelta tra gas ed energia elettrica. Le prime cose che mi vengono in mente sono i fornelli ad induzione contro i fornelli a gas, o la pompa di calore contro la caldaia a gas. Se teniamo artificialmente alto il costo dell’energia elettrica gravandola di oneri, e legandolo al costo del gas, facciamo sì che risulti meno conveniente passare da gas a energia elettrica.
Pertanto, il meccanismo del prezzo marginale del mercato elettrico favorisce non solo i produttori storici di energia rinnovabile, ma anche i venditori di gas, mantenendo alto il costo dell’energia elettrica e rendendo meno conveniente la transizione da gas a elettrico. Inoltre, anche riversare il peso dell’incentivazione delle rinnovabili solo sulla bolletta elettrica sfavorisce i consumi elettrici, e favorisce i consumi di gas.
Come se ne esce? È semplice, spostando gli oneri di sistema sul gas, o in generale sulle fonti fossili, o su altre voci del bilancio statale. Guarda caso la Spagna sta lavorando anche su questo. Noi no, guai dare fastidio al gas.
E la bolletta del gas?
Ma torniamo a noi, non voglio svicolare dalla promessa iniziale, torniamo a parlare della bolletta domestica.
I costi energetici di una famiglia sono dati dall’anergia elettrica e dal gas (poi ci sarebbero anche la benzina ed il gasolio, ma per il momento li tralasciamo). Sul gas non mi voglio dilungare molto, il gas inquina tantissimo e dal metano ci dobbiamo emancipare. L’unica cosa che potete fare è cercare di limitarne i consumi e comprare al prezzo più basso che potete, fine.
Abbassare il costo della componente energia
Per quello che concerne l’energia elettrica l’unica componente sulla quale il cliente finale può avere un qualche controllo è la componente energia. Come faccio a sapere se la pago tanto o poco? Prendo la componente energia e la divido per il numero di kWh fatturati. I kWh li trovo da un’altra parte della bolletta:

Abbiamo quindi che la mia materia energia mi è costata 45,11 €, ed ho consumato 186 kWh. Il mio kWh mi è allora costato: 45,11/186 = 0,242 €/kWh, che corrisponde a 242 €/MWh.
E’ un prezzo molto alto, questa la mia percezione. Va considerato però che eravamo in fabbraio, quando la componente rinnovvabile nel mix energetico è tendenzialmente bassa (poco fotovoltaico) ed i prezzi sono quindi più alti della media annuale.
Ma per sapere se è il mio fornitore ci sta guadagnando più del dovuto devo andare sul sito del GME – Gestore dei Mercati Energetici. Andando a vedere febbraio 2025 trovo 150 €/MWh. Alto, ma comunque inferiore a quello che ho pagato io. Se però aggiungiamo che ho un impianto fotovoltaico, e pertanto tendenzialmente vado a prelevare energia dalla rete non al prezzo medio, ma nelle ore in cui l’energia costa di più, questo prezzo potrebbe essere giustificato.
Comunque, al di là dell’esempio specifico, se andando a comparare il vostro costo dell’energia con i costi che trovate sul portale GME trovate che per tutti i mesi il costo è sensibilemente superiore alla media di mercato (diciamo di almeno di un 30%) ne possiamo concludere che è ora di cambiare fornitore.
E questo è il primo consiglio, e non costa niente, se non un po’ di tempo e impegno.
Un’ulteriore consiglio, se se ne ha la possibilità, è stipulare un contratto indicizzato al costo di mercato orario dell’energia, e concentrare i propri consumi nella fascia diurna, e se possibile nelle giornate soleggiate. La più alta concentrazione di rinnoabili in quelle ore vi farà pagare meno l’energia!
Le soluzioni onerose
Le altre soluzioni sono inevitabilmente onerose. La prima e la più banale, è installare un impianto fotovoltaico! Di seguito la valutazione economica che ho fatto per un amico, che installerà sopra il tetto di casa sua 6,75 kW.
| Costo investimento | € 10.700 |
| Costo annuo manutenzione | € 101 |
| Ricavo I anno | € 825 |
| Decadimento producibilità annua | 0,25% |
| Detrazione fiscale, quota annuale | € 535 |
| Numero quote annuali | 10 |
| Tempo di ritorno semplice (anni) | 7,4 |
L’impianto è relativamente grande per le esigenze dalle casa, ma la taglia si giustifica comunque per delle “economie di scala” (installando una taglia più piccola avrei avuto comunque dei costi fissi come inverter, installazione, pratiche burocratiche, che avrebbero reso meno conveniente l’intervento).
Nonostante l’autoconsumo sia limitato** l’impianto si ripaga in circa 7 anni, il che vuole dire che dopo 7 anni mi sono ripagato delle spese, e poi ho energia gratis.
E se sul tetto non posso installare il fotovoltaico per vincoli architettonici, o se sono in un condominio, o se non ho 7 – 10.000€ (ma magare 2.000 si?).
Il mio fornitore di energia, non credo sia l’unico, mi da la possibilità di diventare “socio sottoscrittore”. Cosa vuol dire? Vuole dire che investo in un impianto rinnovabile, e quando sarà pronto ne sfrutterò l’energia non ad un prezzo di mercato (dove il gas la fa da padrone) ma ad un prezzo concordato in principio. Non è proprio come avere un fotovoltaico sopra il tetto, perché comunque vado a pagare l’energia e le altre componenti della bolletta, ma ha i suoi vantaggi. Non sono dipendente dalle bizze del mercato, posso investire meno di quello che mi servirebbe per un impianto autonomo, non ho bisogno di avere un tetto disponibile.
Infine abbiamo le comunità energetiche: un sistema utile e complicato che necessita di una iniziativa non personale ma di comunità, appunto. Ne parlerò in un futuro articolo, forse.
Spero in questi due articoli sul costo dell’energia di essere stato comprensibile. Il mondo dell’energia è un dedalo, a volte penso che se non fosse così gli ingegneri come me morirebbero di fame… Se avessi parlato troppo in ingegnerese e fossero necessari dei chiarimenti non esitate a scriverlo nei commenti!
PS: Buona Pasqua!
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Note
* più in passato, ora le rinnovabili sono molto più competitive ed hanno bisogno di meno aiuti, ma il peso dei vecchi impianti, incentivati per 20 anni, rimane. Il tema degli incentivi alle rinnovabili, ed alle fossili è articolato, e meriterebbe un apposito articolo, magari più avanti.
** l’energia non autoconsumata istantaneamente viene remunerata al prezzo di mercato della materia prima. Tuttavia, la massima convenienza risiede nell’autoconsumo istantaneo, in quel caso il mio risparmio sarà totale ossia comprenderà tutte le componenti di costo della bolletta.
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