La crisi climatica è un problema grande, di dimensione planetaria, che coinvolge aspetti demografici, finanziari, economici, ambientali, culturali, geopolitici. Insomma, è grossa, grassa e incasinata. È facile cadere nel pensiero “tanto io non ci posso fare niente” il che può portare da una parte alla depressione, e dall’altra ad una situazione di confort nella quale continuiamo a fare come abbiamo sempre fatto, che tanto da soli non possiamo cambiare nulla.
In questo articolo intendo sostenere il contrario. Non nel senso che il singolo cittadino possa fare da solo miracoli, ma nel senso che ogniuno può fare la sua parte per non essere complice dello scempio del pianeta, e per essere dalla parte giusta della storia. E non è poco.
Io ho la mia personale scaletta delle cose che si possono fare, ma non è di quello che voglio parlare oggi. Voglio invece portarvi un’opinione ben più autorevole, ossia i consigli di coloro che ne sanno di più al mondo su questo tema, gli scienziati dell’IPCC*. Il Guardian ha chiesto a 843 scienziati dell’IPCC quali fossero le più importanti azioni che il singolo potesse fare per combattere la crisi climatica. L’articolo originale lo trovate qui. Di seguito quanto emerso dal sondaggio. Come ogni classifica che si rispetti, ve la presento in ordine inverso.

Quinto posto: Unirsi ad associazioni o a gruppi di protesta ambientalisti
Il mondo non si cambia da soli. Nel mondo, e in Italia ci sono molte associazioni che si battono per la salute del pianeta. Ho parlarto di alcune di esse qui. Unirsi ad altri vuole dire essere in grado di fare più rumore, di farsi sentire di più, vuole dire condividere valori, e trovare supporto reciproco. Vuole dire anche passare dalla preoccupazione all’azione, dove l’azione può andare dal piantare un albero al protestare in piazza, fino alle azioni più eclatanti, se sono nelle vostre corde. Quando si passa dalla preoccupazione all’azione, per piccola e poco influente che sia, si sta parecchio meglio.
Quarto posto: Ridurre i consumi per riscaldamento e climatizzazione estiva
Gli edifici sono responsabili di quasi il 20% delle emissioni di gas serra globali. Per ridurre le emissioni di casa nostra, o del nostro ufficio, possiamo:
- Accendere per meno tempo il riscaldamento e ridurre la temperatura di riscaldamento invernale
- Usare meno il condizionatore e alzare la temperatura di climatizzazione estiva
- Installare un fornello elettrico a induzione al posto del fornello a gas
- Installare un impianto fotovoltaico
- Installare una pompa di calore al posto della caldaia a gas
- Sostituire gli infissi con infissi ad alta efficienza
- Realizzare un cappotto termico ed un isolamento della copertura
Ho cercato di ordinare gli interventi in ordine di costo crescente. I primi due non costano niente, e fanno solo risparmiare. Per gli altri sono necessari investimenti via via crescenti. Ciascuno può fare quello che è nelle sue possibilità.
Terzo posto: Ridurre il consumo di carne
Tra tutte le cose che possiamo mangiare la carne è la più inquinante. Per ottenere una caloria, o una proteina dalla carne ci vuole molto più utilizzo di suolo, per coltivare il mangime da dare agli animali, che per ottenere la medesima caloria, o proteina direttamente da alimenti vegetali. Allo stesso modo ci vuole più utilizzo di acqua, di concimi, di pesticidi, di trattori che consumano gasolio, che per ottenere gli stessi elementi nutritivi da sostanze vegetali. La carne fornisce all’umanità il 18% delle calorie, ma è responsabile dell’utilizzo dell’83% della superficie coltivabile del pianeta. La carne rossa inquina più della carne bianca. Tra la carne rossa la più inquinante è la carne bovina, per via delle emissioni di metano dei ruminanti**. Ogni volta che scegliamo di mangiare dei legumi al posto di una bistecca facciamo un favore al pianeta.
Secondo posto: ridurre i voli ed i trasporti a combustibili fossili a favore dei mezzi elettrici e del trasporto pubblico
Gli aerei rappresentano il mezzo di trasporto più inquinante in assoluto, ne ho parlato in un recente articolo, poi c’è l’auto privata.
Che cosa possiamo fare al riguardo? Andare con i mezzi pubblici (aereo escluso) tutte le volte che possiamo. Se dobbiamo andare per forza in auto, e ce lo possiamo permettere, comperare un’auto elettrica.
L’auto elettrica ha ad oggi dei limiti in termini di autonomia (limitata) e di costo (più elevato di quello delle auto a combustione). Tuttavia, se l’utilizzo dell’auto è il tragitto casa-lavoro, non lavoriamo troppo distante, e prendiamo un’utilitaria la valutazione economica in tutto il ciclo di vita potrebbe portarci a delle piacevoli sorprese.
E quella volta all’anno che devo fare il viaggio lungo? Ci puoi andare in treno e, alla peggio, noleggiare un’auto sul posto. Come al solito, per trovare le soluzioni migliori basta alzare un po’ lo sguardo e smettere di fare le cose in un certo modo solo perché si è sempre fatto così.
Primo posto: votare per coloro che si impegnano per una forte azione per il clima
L’obiezione che mi arriva puntuale in questo caso è che “nessun partito mi rappresenta” o “tanto poi non mantengono le promesse” fino ad arrivare all’onnicomprensivo “tanto i politici sono tutti uguali”. Questo è un approccio sbagliato, è un approccio di comodo attraverso il quale si viene meno al nostro dovere morale di voto e, cosa forse peggiore, si lascia che decidano per noi gli altri. E se state leggendo questo articolo è molto probabili che gli altri abbiamo meno a cuore di voi la salute del pianeta. Ci sono i programmi dei partiti. Se li leggete siete in grado di capire subito se il clima, l’ambiente, è in cima alla lista, oppure se è relegato a pagina 37 e “deve essere conciliato con lo sviluppo economico del Paese”. E poi ci sono le azioni dei politici eletti, gli interventi in parlamento. Ciascuno di noi ha gli strumenti per scegliere non il partito che lo rappresenta appieno, ma la migliore scelta tra quelle disponibili. Come ho già avuto modo di spiegare i comportamenti personali sono importanti, ma le scelte politiche lo sono di più.
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*L’IPCC, per chi non lo sapesse ancora, è il gruppo di scienziati che, sotto l’egida dell’ONU, studiano la crisi climatica. Provengono da tutte le parti del mondo, compresa l’America di Trump. E nonostante questo, gridano da anni la necessità di azioni incisive per limitare il riscaldamento globale, in primis bloccando la proliferazione dei combustibili fossili. Lo fanno attraverso dei gruppi di lavoro e dei report che sono dei mattoni pesantissimi. Ma non temete, ci sono io che posso leggerli e digerirli per voi, traducendoli in articoli brevi e semplici da mettere su questo blog. O almeno ci provo.
** Ricordo che il metano è 28 volte più inquinante della CO2
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