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Dio, Patria e Petrolio, perché la destra ce l’ha con l’ambiente

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Premessa

Di quello che e destre mondiali stanno facendo all’ambiente ne ho già parlato qui, questa è la premessa, non mi ripeterò.

Oggi mi piacerebbe approfondire le cause perché, come l’ho spiegata negli articoli passati, che potrei riassumere in: “la destra cura gli interessi delle compagnie fossili” e in: “un mix letale di ignoranza e arroganza”, è corretto ma rappresenta comunque una semplificazione, mentre il mondo, come sapete, è molto più complesso di uno slogan.

Allora ho cercato di partire delle basi. Quali sono i valori della destra? E della sinistra? Ma è proprio vero che la destra è, o è sempre stata contro l’ambiente? Perché fa quello che fa?

Benvenuti, ancora una volta, dentro i miei struggimenti. Andiamo a cominciare.

Quali sono i valori della destra, e della sinistra

  • La destra è per la libertà individuale ed economica, la sinistra è per il ruolo centrale dello stato
  • La destra è per la conservazione, l’identità nazionale e le tradizioni, la sinistra è per il progresso e l’adattamento ai cambiamenti sociali
  • La destra è per la meritocrazia, la sinistra è per l’uguaglianza
  • La destra è per l’ordine e la sicurezza, la sinistra è per i diritti civili

Questi sono i valori, molto semplificati, di destra e sinistra. Non ci vedo niente di particolarmente pro o contro l’ambiente. Come si esplicano questi valori nelle politiche climatiche adottate dai governi di destra, o di sinistra?

Quali sono le politiche ambientali di destra, e di sinistra

  • Nelle politiche di destra prevalgono i meccanismi di mercato, la transizione ecologica deve risultare conveniente, non obbligatoria. Nelle politiche di sinistra prevalgono i limiti, perché la salute pubblica non deve essere sottoposta alle regole di mercato
  • Nelle politiche di destra c’è molta attenzione all’impatto che le normative ambientali possono avere su tutti i settori produttivi, cercando, prima di tutto, di tutelare l’economia nazionale. Nelle politiche di sinistra la prima cosa da tutelare è la salute delle persone e dell’ambiente, ed ai settori produttivi inquinanti si propone il cambiamento e la riconversione
  • Nelle politiche di destra non si mette in discussione il capitalismo. La crescita economica è imprescindibile e deve essere coniugata con la tutela dell’ambiente. Nelle politiche di sinistra si critica la crescita economica illimitata, e si propongono modelli economici non legati al profitto individuale ma al bene comune.
  • Nelle politiche di destra va di moda il nucleare, ritenuto anche una soluzione ecologica, mentre nelle politiche di sinistra si preferiscono le fonti rinnovabili

E anche qui non c’è niente di ideologicamente contro l’ambiente da parte della destra.

Per come sono fatto io i principi sono imprescindibili. La tutela della nostra casa, il pianeta terra, è il valore supremo e non negoziabile. Sono però anche una persona pragmatica, e penso che la politica migliore sia quella più efficace. Il sistema ETS, il principale sistema che l’unione europea si è data per ridurre le emissioni di gas climalteranti, è un mix tra limiti e meccanismo di mercato. Ed ha funzionato. Da 2005 al 2024 le emissioni dei settori coinvolti nell’ETS (i “grandi emettitori” europei) si sono ridotte del 50%.

Questo ci può fare capire che forse la strategia più efficace è quella di unire un approccio di destra (il meccanismo di mercato) con un approccio di sinistra (dei limiti). Poi conta molto anche la stabilità, la certezza delle regole. L’industria e il mercato hanno la possibilità di pianificare, di adeguarsi, se il quadro normativo è stabile.

Ma ancora non abbiamo capito perché la destra ce l’ha con l’ambiente. Andiamo avanti.

È sempre stato così?

No. Non per forza un governo di destra deve sostenere politiche contro l’ambiente.

Nel 1987 veniva firmato il protocollo di Montreal per chiudere il buco nell’ozono*. Tra i primi firmatari c’erano Ronald Reagan e Margaret Thatcher, non proprio due militanti di centri sociali comunisti. Vi invito ad ascoltare questo intervento di Margaret Thatcher alla conferenza mondiale sul clima del 1990. Se lo ascoltasse oggi la Meloni, non sapendo chi stesse parlando, parlerebbe di estremismo ambientalista ideologico.

E allora come mai siamo arrivati a questo punto?

Negli ultimi anni si riscontra una sempre più frequente estremizzazione, per non dire una devianza, dei valori tradizionali della destra.

La tutela della libertà individuale è diventata intolleranza alle regole. Le norme, fatte per tutelare l’ambiente e la salute delle persone diventano, nell’interpretazione della nuova destra i lacci e i laccioli, la burocrazia che blocca lo sviluppo economico. Senza considerare che la salute tutelata è anche quella delle persone che votano destra.

L’attenzione per l’economia del Paese diventa un arroccamento sulla difesa di filiere produttive tradizionali destinate comunque a morire. È il caso del motore a scoppio. Chi difende l’auto col motore a scoppio nel 2026 ha la stessa autorevolezza di chi all’inizio del secolo scorso sosteneva che il carro coi cavalli era migliore dell’automobile. E non capisce che l’avanzamento tecnologico non si può fermare, né da destra, né da sinistra. Chi serve più all’economia del paese? Chi blocca lo sviluppo tecnologico per resistere qualche anno prima dell’inevitabile fine, o chi aiuta alla riconversione per essere competitivi a lungo termine?

I costi della transizione sono considerati ingiusti ed imposti dall’alto, e ricadono sui cittadini. Ma non deve essere per forza così. Se chi inquina paga, si tolgono i sussidi alle fonti fossili, si crea un contesto di regole e incentivi equi la transizione può diventare non un costo, bensì un beneficio, anche a breve termine.

Libertà di scegliere, no alle imposizioni, salvaguardia dell’economia, no a nuovi costi. Messaggi semplici e diretti che fanno leva sul malcontento della gente per trovare un facile consenso. Proprio nelle fasce sociali più disagiate che sono le più danneggiate dalla crisi climatica e dai costi delle energie fossili.

E poi c’è Trump. Qui siamo ad un livello più alto, l’ideologia si coniuga con la convenienza personale in un mix devastante. La crisi climatica non esiste. Le fonti fossili sono la soluzione, le rinnovabili sono una truffa. Guarda caso gli Stati Uniti rappresentano il principale estrattore di gas e petrolio al mondo, mentre il loro principale competitor, la Cina, è il principale produttore di tecnologie rinnovabili. Ma ancora di più dell’interesse del Paese che comanda, a Trump importa il suo tornaconto. Tra i suoi principali finanziatori ci sono le compagnie fossili , farà sempre il loro interesse.

Come se ne esce?

Con l’informazione e con l’esperienza. Il cittadino informato può capire che solo se la smettiamo di fondare il nostro sistema energetico sui combustibili fossili potremo pagare meno la bolletta, come sta facendo la Spagna. Sono abbastanza vecchio per sapere che in certe persone l’ideologia prevale, che ci sono persone che non si vogliono informare, e che, anche se informate, negano l’evidenza. Allora rimane l’esperienza, che sarebbe preferibile evitare, perché se hai fatto esperienza del malgoverno, vuole dire che una parte del danno è già stato fatto. Il 3 novembre ci saranno le elezioni di mid-term negli Stati Uniti, i sondaggi danno Trump ed il partito repubblicano in forte calo, allora vedremo se gli americani hanno imparato la lezione.

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